Classe di Ferro

Classe di ferro è incentrata sui problemi della terza età, trattati con una delicatezza e uno humour non frequenti nella nostra drammaturgia.

Il  cast è solo orientativo per il momento; si sta pensando , con alte probabilità , al coinvolgimento di Beppe Pambieri e di Valeria Ciangottini

La vicenda, sempre attuale, è ambientata in un giardino pubblico di una grande città. Protagonisti sono tre anziani - Libero Bocca, Luigi Lapaglia e Ambra - che si sono conosciuti casualmente durante le loro quotidiane passeggiate.

I loro caratteri sono assolutamente differenti – aggressivo e riottoso quello di Bocca, docile e remissivo quello di Lapaglia, angelico e sognatore quello di Ambra - e consentono all'autore di creare un affresco quanto mai attuale del mondo degli anziani, un mondo solo apparentemente semplice e spensierato, ma che, in realta, è carico di malinconie, passioni violente, aspettative impossibili, delusioni profonde, timori e insicurezze. Dopo una prima descrizione trionfalistica dei propri cari viene alla luce, un po' alla volta, la confessione amara di essere divenuti ormai un peso per figli e nipoti, il timore di appartenere a un mondo ormai scomparso, la consapevolezza della propria inadeguatezza e la conseguente paura di venire abbandonati in un ospizio.

A questo punto Bocca e Lapaglia progettano una fuga in piena regola, una sorta di evasione dalla grande città tagliando tutti i ponti con il loro passato per approdare in un piccolo paese di provincia, una sorta di terra promessa dove poter finalmente conseguire quella felicità cui hanno sempre teso ma che non hanno mai conseguito.

Ma il finale, che giunge rapido e imprevisto con la morte di Bocca, riporta tutti, personaggi e spettatori , alla crudele realtà di una società dove i sogni sembrano non poter avere cittadinanza e dove la vita di tutti i giorni manifesta, in modo inesorabile, come l’attenzione ed il rispetto per chi vive accanto a noi, esiste solo in funzione utilitaristica.

Classe di ferro è una splendida parabola sulla terza età, una commedia che sollecita tutta una serie di riflessioni sul destino, molto spesso crudele, dell'anziano nella nostra società. Un testo, che alternando leggerezze e ingenuità con alcuni momenti di profonda commozione, lascia una traccia profonda nello spettatore.

 

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Il Vantone

 

 

 

Classe di Ferro prove spettacolo

 

 

 

IL VANTONE SINOSSI

Pleusicle ama la bella Filocomasio ed è riamato. Durante una sua assenza, Pirgopolinice, soldato spaccone in cerca di avventure amorose rapisce Filocomasio portandola con sé ad Efeso. Palestrione servo fedele astuto di Pleusicle si affretta subito ad avvertire il suo padrone.

Durante il viaggio vien fatto prigioniero dai pirati dai quali viene offerto in dono a Pirgopolinice che porta con sé Filocomasio. I due – il servo e la donna - fingono di non conoscersi e studiano il modo di avvertire Pleusicle che, avvertito da un mercante, si reca ad Efeso e trova da abitare contigua a quella del soldato fanfarone, presso il vecchio Periplecomeno, benevolo ma astuto.

Fin qui il prologo; d’ora innanzi l’azione scenica. Forata la parete che li divide, i due innamorati si incontrano scambiando gesti d’amore. Li scopre il servo dello spaccone, Sceledro, messo a custode della bella Filocomasio.

Allora da parte di Pleusicle e Periplecomeno viene fatto ogni sforzo per convincere Sceledro che si tratta di un abbaglio tentando di fargli credere che Filocomasio esce dalla casa del Vantone anziché da quella di Pirgopolinice, poi gli viene presentata come gemella di Filocomasio giunta ad Efeso il giorno prima con il suo

amante. Lo stratagemma riesce anzi Palestrione fa credere a Pirgopolinice che la bella moglie di Periplecomeno, ormai stanca del vecchio marito, si sia invaghita di lui e voglia sposarlo. Lo stolto e vanitoso soldato lusingato da questa inaspettata conquista manda via la concubina e libera Filocomasio lasciandole tutti i regali che le ha fatto, compreso Palestrione. Tronfio e voglioso di dare sfogo alla sua passione entra nella casa di Periplecomeno dove trova il finto marito geloso che assieme ai suoi servi gli riservano una gragnola di legnate.

 

 

A ciascuno il suo

L'ipocrisia è la legge non scritta, eppure trionfante, che domina la società in cui viviamo così coem quella che Leonardo Sciascia ci ha raccontato in A ciascuno il suo. L'Italia, che nell'immediato dopoguerra sembrava non solo poter ridiventare la fucina di idee che era stata nel Rinascimento, ma anche una nazione governata da gente equa e volenterosa, è, nel giro di pochi anni, e irrimediabilmente fino ad oggi, precipitata in un gorgo di corruzione e di ignavia. La nostra società è divenuta sempre più fatua, vacua, omologata, priva di valori. I cittadini italiani, in questo scorcio di millennio, dovrebbero imparare a recuperare la capacità d'indignarsi, di disprezzare tutto ciò che è inutile e ingiusto; e conseguentemente – in nome di una ritrovata coscienza civica – a ribellarsi. Invece tutto langue, tutto è in mano a personaggi senza carisma e senza morale: la politica, la legge, la cultura; e anche il cinema e il teatro. Il teatro non può continuare ad isolarsi dal contesto circostante, ad avvoltolarsi, ad avvizzire, ignorando i profondi mutamenti in atto nella nostra società.

Il teatro è vita! Il teatro deve avere un cuore. E come un cuore, infatti, pulsa la scena di A ciascuno il suo: ambienti borghesi, addirittura opulenti, d'un'eleganza barocca, intrisa di simboli cattolici, su cui svettano delle creature misteriose: i mostri di Villa Palagonia, a pochi chilometri da Palermo. Qualcosa di sinistro sta per accadere, all'inizio della nostra storia; qualcosa di losco si prepara, nel circolo della caccia. Alcuni dei personaggi sanno esattamente cosa accadrà, altri ne hanno soltanto sentore. Tutti sono pronti a tacere, a fingere, a dissimularsi. Ma al circolo della caccia arriva un intruso: il professor Laurana . Laurana è diverso dagli altri, ma non è un eroe: è soltanto un uomo che non conosce le regole del gioco.

Un gioco in cui tutti, in qualche modo, sono colpevoli: quasi come nell'Assassinio sull'Orient Express di Agatha Christie, ma in maniera più sottile e sordida; e dove ognuno ha una sua sostanziale responsabilità: per aver commesso il delitto, per averlo commissionato, per averne tratto dei vantaggi o per aver – meschinamente – finto di non vedere. Tutto è intrinsecamente siciliano e al tempo stesso universale, tutti fanno parte di questo gioco febbrile e disgustoso: il gioco in cui ci si spartisce il potere.

Ancora una volta, infatti, la Sicilia si fa metafora del mondo: ovunque la ragione dorme da tempo un sonno senza sogni. Ma è giunta l'ora che la ragione si risvegli. In ognuno di noi!